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mercoledì, 09 dicembre 2009

L'arte militante. L'arte impegnata. L'arte per il sociale. L'arte controcorrente. L'arte per la pace. L'arte di sinistra. L'arte no pasaran! L'arte accessibile a chiunque. L'arte che non se la tira. L'arte di strada. L'arte in inglese. L'arte, mettila da parte. L'arte borghese. L'arte culinaria. L'arte gratuita. L'arte sui muri. L'arte che di arte non se ne ha mai abbastanza. L'arte metropolitana. L'arte in metropolitana. L'arte del sabato sera e quella della domenica pomeriggio. L'arte di chi sa quel che vuole. L'arte di chi non lo sa. L'arte che chissà quanto hanno speso per quella porcheria. L'arte di rottura. L'arte per il popolino. L'arte che arreda. L'arte di classe. L'arte avanguardista. L'arte usa e getta. L'arte eterna. L'arte con un certo stile.

Amo l'arte, l'amo in ogni sua sfaccettatura.

Oh.

Poi se impariamo come si scrive Afghanistan magari è meglio eh.
impresso da: benzinagricola alle ore 17:33 | Link | commenti (6) | il popup dei vostri commenti (6)
categorie:roba da matti, risparmiateci
lunedì, 07 dicembre 2009
E mentre dalla televisione si apprendono sempre nuove cose e strabilianti anzicheno, abbiamo appreso, ad esempio, che a parlar male della criminalità organizzata non ci facciamo una gran bella figura come popolo e come nazione, e poi anche che la criminalità organizzata non è, in fin dei conti, quella grande piaga che i soliti scribacchini bolscevichi vorrebbero darci a credere, eccetera. Ecco. Eh? No, è che l'otto di dicembre bisognerebbe preparare il presepe. Il presepe oppure l'albero, a seconda che siamo attaccati alla tradizione biblica o più propensi al paganesimo nordico - e in questo senso a me piacerebbe usare un frassino al posto dell'abete canonico, il frassino, il frassino del mondo, il frassino che poi Odino, oeh, ma, siccome l'altro giorno al Carrefour vendevano solo abeti in plasticaccia brutti brutti ma proprio brutti che non mi pareva proprio il caso di spendere soldi per acquistarne uno, allora io ho deciso che quest'anno niente albero, né di natale, né del mondo. L'avete costruito, voi, il presepe? L'albero? Lo stagno finto con l'alluminio? La neve con il cotone? Occhio con le lucine intermittenti, ché certe volte vanno in cortocircuito e la notte di natale rischiate di regalarvi il falò di casa vostra. Il natale, comunque, è arrivato. La pubblicità è natale e a natale si può dare di più ce la propinano pure quest'anno e pure quella buttati, che è morbido! visto che avevo ragione a preoccuparmene con largo anticipo sulla tabella di marcia? Sentite, sarà la crisi, sarà che tutto sommato il clima è ancora mite, sarà che ieri sera non ho digerito il pesce. A me però non pare proprio che sia natale. Si fa presto a dire natale. I negozi non sono addobbati. Le terrazze neanche. Non un babbo natale appeso alle ringhiere. Centomila lavoratori a rischio tredicesima solo nel torinese. Come? Sì sì, avete capito bene. Praticamente dalle mie parti risiedono e lavorano, si fa per dire, eh, la bellezza di centomila stronzi le cui tredicesime, quest'anno, sono state tagliate per via della cassa integrazione. Talune tagliate di poco. Talaltre tagliate che non ci sono proprio. Centomila, non so se mi spiego. I soliti metalmeccanici. A parte che, crisi o non crisi, in quanto lavoratore autonomo io la tredicesima me la scordo a prescindere. Ma io dico, la tredicesima. Adesso, io non lo so, cioè, può anche darsi che tra una Foxy Knoxy e una strage del sabato sera la notizia mi sia sfuggita: eppure mi pare che di quei centomila non abbia parlato nessuno a livello nazionale negli ultimi giorni. Perché prima, invece. Oggi alle quattordici, poi, il tigitré regionale descriveva una Torino letteralmente invasa dai turisti, mostrando code di visitatori di fronte al museo del cinema e una Via Garibaldi intasata dal traffico pedonale. Peccato che nelle riprese ci fosse il sole ma qui è nuvoloso da sabato mattina. Peccato che Via Garibaldi nei giorni festivi sia sempre intasata dal traffico pedonale, Via Garibaldi con la folla non è indice di un bel niente, Via Garibaldi piena di gente è come mostrare Piazza di Spagna gremita e dire toh, guarda quanta gente c'è oggi in giro per Roma! e quindi i tiggì raccontano, scusate il termine tecnico, minchiate. Senonché dopo il calo della vista e l'avvelenamento da pesce ieri sera a cena da qualche tempo a questa parte mi fa male un ginocchio. Il ginocchio destro. Cioè non è che mi faccia male proprio. E' che ogni tanto lo sento, diciamo così, pulsare. Non è che dall'oggi al domani mi cede un legamento come a Ronaldo? Un'intervento chirurgico e due mesi con le stampelle ci mancherebbero, sì, se poi casca sotto natale ci sta proprio bene. L'ho fatto apposta eh. Dico, un apostrofo intervento. Volevo vedere se eravate attenti. Mo vado. Perdonate l'accozzaglia di concetti a casaccio, era qualche giorno che non scrivevo e avevo due o tre cosette da dire. Andate a cagare, cioè, a risentirci quanto prima. Legamenti e orate permettendo.
impresso da: benzinagricola alle ore 18:23 | Link | commenti (8) | il popup dei vostri commenti (8)
categorie:ricorrenze, malattia, attualitĂ , risparmiateci
mercoledì, 02 dicembre 2009
Ditemi che sono un cretino. Dite: Benzinagricola! Sei un cretino. Proprio, che io lo voglio vedere scritto in tutti i vostri commenti. Poscia, se volete, potrete dire altro. Ma la prima cosa dovrà necessariamente essere quella. Benzinagricola... sei un cretino. Punteggiatelo come vi pare, basta che lo diciate. Ditemi che sono un cretino, ditelo in coro, ditelo solisti, ditelo con voce baritonale, tenora, contralta, soprana.
Modestamente, oggi non c'è Seicento che tenga. Ah. Oggi non c'è femmina alla guida. Oggi ho fatto tutto da solo: andando a sbattere contro un affare durissimo e spigoloso finito chissà come in mezzo alla strada, questo pomeriggio mentre facevo ritorno a casa, rovinando definitivamente e senza possibilità di rimedio una gomma quasi nuova, mandando a putt... cioè... annullando il beneficio economico dell'assegnino testè intascato, 270 misere Eure che, tra l'altro, mi servivano per pagare il tagliando in programma dopodomani senza toccare gli altri miei soldini, quelli del signor conto in banca. Misero pure quello, non è che. Una gomma? Una gommona di misura 225/45 R 17, mica la gommina della Seicento dell'altro giorno. Ecco. Sostituzione di quella gomma più la compagna dall'altra parte, fanno 270 Eure giuste. Quando si dice la precisione, cioè, non so se mi spiego. E ho capito che sono Michelin e le Michelin sono gomme molto fiche, performanti, adatte a chi come me sulla macchina praticamente ci vive. Però. Ah, ma, io lo so cos'è: è il contrappasso per aver accusato voi femmine, l'altro giorno, di scarsa abilità alla guida. Beh, diciamo che me la sono tirata. O che me l'avete tirata voi, razza di arpie maligne che non siete altro.
Porca miseria. Il mio oroscopo, comunque, insiste nell'affermare che questo per i capricorni è un periodo decisamente positivo. Ma forse dovrei smettere di ascoltare quel programma alla radio, la mattina appena alzato. Molto bene. Avete capito cosa dovete fare? Dovete dire che sono un cretino.
impresso da: benzinagricola alle ore 18:24 | Link | commenti (19) | il popup dei vostri commenti (19)
categorie:porca miseria, cose che mi capitano
martedì, 01 dicembre 2009

Mah. No, dico: l'importante, alla fine, è essere sempre informati. Ché a essere ben informati si ha solo da guadagnare, cosa credete, mai da perderci. Io, ad esempio, sono un tipo che le cose mi piace di vederci e molto chiaro. Per questo ho qui con me il preavviso salvavita. E me ne vanto. Eh. Oh. Oeh. Grazie al quale potrò salvarmi il giorno dell'Apocalisse prossima ventura e guadagnarci, in termini di vita eterna, mentre voi gentaglia senza iddio brucerete tra le fiamme dell'inferno rimpiangendo il giorno in cui preferiste, oh, miserrimi, volgere lo sguardo altrove anziché alla luce. Ummarò. Non è che ho disimparato l'italiano d'un botto. E' che mi adeguo allo stile forbitamente discutibile del bigliettino.

PREAVVISO SALVAVITA
Dopo l'Avvertimento, vi sarà l'invasione di insetti e il periodo del grande freddo. In seguito scoppierà la guerra: una guerra nucleare di vendetta e di amarezza Che porterà via un terzo dell'umanità. Indi un grande CASTIGO che ne porterà via un altro terzo. La MADONNA ha voluto e ottenendo, il G. AVV.  Con tutta la forza del suo amore per tutti i suoi figli nel mondo. Sentiremo la voce di Dio in una specie di PROCESSO con VIRTUALE condanna. La S. VERGINE lo ha annunciato in almeno tre grandi apparizioni. Durerà qualche giorno ma molti non preavvisati moriranno di spavento.
Primo SEGNALE: la FUGA del PAPA. Avrai il Tempo x CONFESSARTI. Nono Avrai Tempo Di PECCARE perché Ti Sarà Mostrato il Castigo DOPO Potrai Vivere Nel NUOVO PARADISO TERRESTRE (Vds. APOCAL Non Quella SIMBOLICA di Chi Preferisce L'ANTICRISTO.

Cioè, praticamente c'è in giro qualche scemo che la sera non ha niente di meglio da fare, se non delirare cose a casaccio per iscritto e poi farcele trovare la mattina successiva incastrate tra le spazzole tergicristallo delle nostre auvetture parcheggiate nei pressi del luogo di lavoro. Nella fattispecie, la vettura in questione è quella della signorinagricola. Ora, io non so voi. Ma, tenuto conto del tono pericolosamente apocalittico di codesto bigliettino, mi recherei un attimino a peccare prima che sia troppo tardi.
impresso da: benzinagricola alle ore 19:45 | Link | commenti (7) | il popup dei vostri commenti (7)
categorie:roba da matti, cose che mi capitano, signorinagricola, risparmiateci
lunedì, 30 novembre 2009
Se siete di quelli che quando è ora di acquistare un'auto nuova fanno sempre molta attenzione ai dispositivi di sicurezza, per evitare di farvi male voi, per evitare di far male anche agli altri, per ridurre al minimo la probabilità di collisione grazie a sistemi quali abs, esp, controllo della trazione, eccetera... se siete di quelli che tra gli optional disponibili sul modello prescelto scelgono pure i sensori di parcheggio posteriori, così evitate di andare a sbattere in retromarcia rovinando irrimediabilmente il paraurti, rovinandolo anche al poverello che con la vostra incapacità di comando e/o modulazione dell'acceleratore non c'entra niente ma ha avuto la tremenda sfiga di trovarsi sulla vostra traiettoria di manovra... se siete di quelli che la vostra macchinina è sempre lucida, pulita, splendente, linda, non un pelo di polvere sulla carrozzeria, non un microscopico sassolino sui tappetini all'interno, cristalli puliti che per vederli bisogna toccarli... insomma, se vi siete riconosciuti - magari anche con un pizzico di orgoglio, nevvero? - nell'automobilista-tipo testé descritto... beh. Lasciate perdere, lasciate stare: tanto prima o poi pioverà e in un brutto giorno di pioggia voi sarete tamponati dal solito guidatore imbecille a bordo di una macchina da quattro soldi che, in quanto macchina da quattro soldi, quando è bagnato frena male, e voi si che avete frenato, e infatti non avete mica tamponato nessuno, voi, e l'altro pure ha frenato, quello là, quello che arrivava da dietro, e solo che se una Seicento costa 7.000 Eure mentre un'Astra ne costa 24.000, di Eure, un qualche motivo ci dovrà pure essere, di grazia, o no? Su sacrosanta osservazione della Proffa e per evitare fraintendimenti aggiungo in modalità "aggiorna": certo, non è che tutti oggi possano permettersi di buttare l'equivalente di cinquanta milioni delle vecchie lire in una macchina... eh... e ma infatti pure io sino a non molti anni fa ci avevo la Pandina, non è che, ecco, cioè, la macchinona oggi la tengo per lavorare, mica per fare lo splendido con le ragazzine. No, perché, sennò poi sembra che faccio il facoltoso e giudico la gente in base al potere d'acquisto. La questione è che bisognerebbe conoscere i limiti della macchina che si guida, tutto lì. Eccolo, quindi, uno dei motivi per cui certe macchine costano il quadruplo rispetto ad altre. Uno dei motivi è che l'Astra, se voi pigiate il pedale del freno viaggiando a 40kmh circa in seconda marcia, si ferma. Non è che comincia a scivolare e scodazzando va a finire la sua corsa dove vuole lei.
La Seicento, no. La Seicento scivola. La Seicento scodazza. La Seicento si ferma dove vuole lei. Cioè contro il vostro paraurti posteriore, modestamente, non più di un'ora fa, percorrendo un certo viale alberato del centro città con a bordo due simpatici e arzilli vecchietti. E la scena del tamponamento voi ve la gustate tutta, dall'inizio alla fine. Voi frenate. Poi però sentite quel rumore alle vostre spalle, il rumore tipico di pneumatico che scivola sull'asfalto bagnato dopo due giorni di pioggia insistente, e istintivamente portate lo sguardo sullo specchietto retrovisore. In tempo per vedere la Seicento blu avvicinarsi al vostro paraurti priva di controllo.  Mi centra... mi centra... mi centra... Pammm! Centrato.
A bordo della Seicento, naturalmente, si trova una femmina.
Poi dicono che abbiamo i pregiudizi. Allora, ditemi voi se è possibile andare a sbattere in una situazione così stupida, alle due del pomeriggio, eh, con visibilità più che discreta nonostante il cielo grigio e con le strade quasi deserte. E scusate eh, diciassette anni di guida, quattro incidenti tutti e quattro senza colpa, quattro su quattro opera di femmine che mi sono venute addosso, chi perché era buio, chi perché c'era l'asfalto bagnato, chi perché viaggiava a tutta velocità su una corsia vietata alla sua tipologia di veicolo, salvo tagliarmi la strada con uno scatto disumano quando la signora ha visto un tabaccaio aperto. Chi perché, come oggi, guida la macchina con un occhio alle vetrine e l'altro, invece, anche. Ché io lo so, come siete voi femmine quando guardate le vetrine. Oh, ma che carino! Ah, quello lo metto con quella gonna là! Uh, ma che bel colore! Ih, i saldi! Eh, l'outlet! Morte. E non capite più niente, e non mi raccontate che non è vero perché voialtre femmine funzionate così e basta. Vanno, loro. E vanno a sbattere. Loro. Ah, ma, loro però non andavano veloce. Loro hanno frenato! Chissà perché poi la macchina non si è fermata... loro hanno la Seicento! La Seicento non va veloce, non accusatele di eccessiva velocità. No che non le accuso. Il mio paraurti però stava meglio prima, e comunque quando si guida bisognerebbe guardare la strada, non le vetrine dei negozi già addobbate e natalizie. Eh, fanciulle? Oh, le femmine alla guida. Perlacaritadiddio. Meno male che il mio oroscopo, ascoltato questa mattina alla radio, diceva capricorno: oggi giornata positiva... pensate se era negativa.
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categorie:porca miseria, cose che mi capitano
giovedì, 26 novembre 2009
Maledetto occhio... avrei voluto scrivere qualcosa sulla Finanziaria attualmente al varo dei nostri amici e parlamentari democraticamente eletti dalla maggioranza del popolo bue, qualcosa di carino, qualcosa per dire che di tutte le promesse sventagliate le scorse settimane annunciando mari e (Tre)monti, no, dico, ne avessero mantenuta una che sia una. Accade però che le molte ore trascorse alla guida, la giornata grigia, e l'occhio infame oggi mi dà un fastidio insopportabile. Meno male che domani ritiro gli occhialoni, diconsi baricule nella parlata locale, perché qui la cosa sta cominciando a diventare decisamente usurante. Abbino pazienza, oh lorsignori amici e lettori, anche per i mancati commenti ai vostri interventi più recenti. Non è che non mi interessano le cose che scrivete. E' che proprio non riesco a leggerle, le cose che scrivete, se non a pezzettini piccoli piccoli e senza capirci una mazza perché quando provo a leggere l'occhio mi fa troppo male. Porca miseria. Ecco vedete, sono così malmesso che manco mi viene da provarci con qualcuna come al mio solito: morte.
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categorie:malattia, di me medesimo, porca miseria, cose che mi capitano
mercoledì, 25 novembre 2009


Poi venne la maturità, da intendersi nel senso di capelli lunghi sino quasi alla cintura e utilizzo via via più frequente di lamette da barba usa e getta, abbandono di borchie e catene a favore di un look vagamente più serio ma sempre tendente al nero, frequentazioni universitarie e scarrozzamenti a bordo di mezzo a motore dotato di quattro ruote, leggasi, la mia prima macchina. Modestamente, FIAT Panda 1000 Fire di colore bianco, 45 cavalli ruggenti sull'asfalto e tenuta di strada quando ci aveva voglia lei. Tutte cose, queste, che, converrete con me, non necessariamente costituiscono indice di raggiunta maturità reale: infatti io maturo non lo ero per niente. Eh. Più che altro, mi piaceva il vino. Correva l'anno 1996, quasi 1997 e l'inseparabile Gibson Flying V Gothic la utilizzavo per suonare la musica più rumorosa del mondo insieme a tre malati di mente miei compari etilici. Rumorosa, sì, ma attenzione: ché in quell'universo mostruoso di distorsioni e decibel e parti vocali per modo di dire noialtri ubriaconi passavamo per quelli melodici, raffinati, precisi e pulitini, eterei, visionari, pacifici e sognatori. Per dire che in quegli anni c'era chi suonava cose molto ma molto ma molto più fracassone.
Non lasciatevi ingannare dall'attacco melodico, a un certo punto parte la cattiveria quella vera e lì sono dolori. Per le vostre orecchie di antichi adoratori di Rino Gaetano, Pooh, Toto Cutugno e i Ricchi e Poveri. Per le orecchie di molti dolori non furono affatto, non lo furono per quei mille pazzi scatenati circa che una fredda sera di fine dicembre accorsero da buona parte del nord Italia per assistere all'esibizione del signor benzinagricola con la sua band di avvinazzati senza nemmeno pretendere un set di pentole in regalo al termine della serata. Applaudendo. Assistendo, tra l'altro, a un dopo-concerto vergognoso con finale in gloria. La gloria ve la risparmio, se non altro per amore della mia buona reputazione. Poi le interviste, le recensioni, ah, sì, quell'anno ebbi una botta di popolarità del tutto inattesa tra gli addetti ai lavori e anche oltr'alpe, sino quasi in Scandinavia. Pensate. Poi basta. Anche perché sennò non starei qui a prendermela con voi blaterando robe a vanvera e rimuginando sul passato.
Tecnicamente: due chitarre, una batteria, un basso e le tastiere, più due chitarre acustiche udibili alla fine del pezzo. E lì mi lancio nel fraseggio melodico, improvvisato il giorno delle registrazioni come solo un vero professionista non farebbe mai. Prima parte strana, intermezzo rumorosissimo con apertura di tastiere che ammé mi piace un sacco, finale acustico con saturazione - questo qui era il pezzo conclusivo del cd, il cd finiva con una saturazione generale di tutti gli strumenti e un bel botto che però vi risparmio per ragioni di spazio web limitato. Lodi, lodi all'urlatore greco, io non so come facesse, se ci provo io mi rimangono lì le tonsille. Il chitarrista ero io. Il tastierista ero io. Il bassista, invece, anche. L'altro chitarrista era un grande, oggi fa l'archeologo e guadagna meno di una cassiera del Carrefour, viva l'Italia! In compenso scava buche cercando vecchiume in giro per il mondo e io per questo lo invidio un sacco. Oh. Il batterista invece era un cretino. Il testo della canzone è preso dai Testi delle Piramidi e racconta il viaggio del faraone defunto tra le oscurità dell'Occidente - una volta magari ve la spiego, 'sta cosa del viaggio e dell'Occidente, ché detta così pare una vaccata ma a ben vedere è una storiella estremamente affascinante.
Fine delle produzioni rumorose e della gioventù avvinazzata. La prossima volta vi delizierò con qualcosa di estremamente melodico e strumentale molto recente, cioè con una roba che ho in testa già da qualche mese e che dovrei decidermi a mettere giù prima di morire per davvero. Io ve lo dico eh, questo pezzo è davvero molto rumoroso. Poi non dite che non vi avevo avvisati e che siete diventati sordi.

N.B. © 1997-2009, tutti i diritti riservati, se provate a rubarne una singola nota senza domandare il permesso a chi di dovere vi faccio un culo così: occhio, gente, che non sto scherzando.

impresso da: benzinagricola alle ore 20:33 | Link | commenti (7) | il popup dei vostri commenti (7)
categorie:musica
martedì, 24 novembre 2009


Ecco, lo sapevo: non ci vedo di buon occhio. Carta canta, ottico ride, il bulbo mio destro sottoposto a visita puntuale accurataque lo scorso sabato mattina si traduce come sopra esposto per il pubblico ludibrio, ah, me tapino, morto di miopìa alla giuovine età di anni trentacinque, quasi trentasei, prima ch'egli potesse dare alla luce un erede degno del suo nobile casato! Per gli occhiali farebbero duecentottantasei Eure IVA inclusa, grazie, prego, bancomat, sì, va bene, mi sono scordato il codice, ah, no, eccolo, mi fa la fattura che quando è ora scarico tutto? Per dire, il precariato. La sorpresa, più che altro, è stata scoprirmi leggermente astigmatico da ambo le parti. Io che credevo di essere solo un pochino miope dall'occhio destro. Eh. Ho poi optato per una montatura sottile sottile di foggia moderna ma non troppo, colorata ma non troppo. Penso che mi doni, il resto lo scopriremo il dì della consegna - sempre che per quella data io sia ancora vivo, il che non è mica detto. Però questa mattina al solito bar la ragazza della colazione, informata della mia recente cecità, ha commentato con un gradevole a me gli uomini con gli occhiali piacciono molto! condito da un bel sorriso anzicheno, cosa questa che mi fa ben sperare per il futuro prossimo venturo in quella che sarà la mia nuovissima veste di orbo. Nel senso, spero che vedendomi arrivare occhialuto al lavoro lunedì mattina i colleghi malvagi non scoppino a ridere a crepapelle, indicandomi, prendendosi giuoco di me e dicendomi cose che potrebbero ferirmi tanto, anzi, a morte.
Senonché io mi domando come sia possibile essere già così stanchi il martedì pomeriggio, all'inizio della settimana, con sole venti ore di lavoro alle spalle e non meno di altre trenta prima che sia di nuovo venerdì. Non ce la posso fare, no, non posso. Facciamo una bella cosa: io la chiudo qui, e di scrivere cose che siano minimamente più serie - "serie" nei limiti del mio deficit mentale cronico, s'intende - se ne parlerà magari domani o dopodomani, non in questo momento, che sono solo le sei meno un quarto epperò io già non vedo l'ora di buttarmi a letto e ronfare della grossa sino a domattina, sognando me con tutte voi nell'atto di compiere l'atto immondo, ripetutamente*.

* Non è che sono un porco... è solo che sto qui da un anno e mezzo ormai e ancora non me l'avete data, nessuna di voi, e allora io insisto pressoché quotidianamente. Presa dallo sfinimento qualcuna dovrà pur cedere prima o poi, eh, diamine.
impresso da: benzinagricola alle ore 17:40 | Link | commenti (11) | il popup dei vostri commenti (11)
categorie:malattia, di me medesimo, cose che mi capitano
venerdì, 20 novembre 2009
Perché se noi andiamo a vedere ci accorgiamo che non esiste un solo esempio, nella storia più recente di questo paese di m... dico, delle banane... di privatizzazioni o di liberalizzazioni, chiamatele come volete, che possano dirsi andate a buon fine per le tasche e per il portafogli dell'onesto contribuente. Per non parlare della qualità dei servizi, quella della qualità è l'altra balla clamorosa che puntualmente ci rifilano ogni qual volta a lorsignori ci venga in mente l'ideona: chiudiamo qui, accorpiamo là, meno stato su, meno stato giù, arrivano i privati! e ai cittadini raccontiamo che è per il loro salvadanaio. Stato, minuscolo, a meno che non venga dopo un punto, se non altro per rispetto dell'ortografia. Lo dico per i nuovi arrivati. E allora, c'erano una volta le autostrade. Le assicurazioni. C'era una volta l'equo canone! Le Ferrovie dello stato, ecco. Una volta c'era la Stipel, poi Sip, poi Telecom. Dopo si scoperse che quelle cose ci costavano troppo, e via con le privatizzazioni. O liberalizzazioni. Per la concorrenza, contro i monopoli, a favore del libero mercato. A uno che volesse cambiare lavoro potremmo sempre dire dai, compra un'autostrada! e lui la comprerebbe. Dice che lavoro fai? ma niente, gestisco la Torino-Piacenza. Una cosetta così, a conduzione familiare, sì, però, le tasse. Ultimamente, ve ne sarete accorti, i nostri governanti ce l'hanno su con l'acqua del rubinetto. E la privatizzano. Cioè privatizzano la fornitura del servizo, non le condutture. Le condutture, si preoccupano di sottolineare i signori eletti ad ogni timida obiezione da parte dell'opposizione bolscevica e retrograda, le condutture rimarranno per sempre e saldamente nelle mani dello stato. Minuscolo, ché il punto qui viene dopo. Meno male, direte voi, le condutture allo stato minuscolo garantiranno l'usufruibilità del prodotto liquido da parte di tutti ma proprio tutti i cittadini italiani. Eh. Come pure le spese per la gestione delle condutture. Anche quelle, tranquilli, saranno equamente divise tra i contribuenti. Perché la gestione delle condutture continuerà ad essere affare del minuscolo. Lo stato, non Berlusconi. Un affare bello bello, sei miliardi di utili stimati e spese di manutenzione vicine allo zero. Così se un bel giorno dal rubinetto di casa vostra dovesse cominciare a uscire acqua mista a peli di ratto loro potranno sempre dare la colpa allo stato, reo di non aver affettuato la necessaria manutenzione. Tranquilli: in tal caso noi avremmo a disposizione l'arma affilata della class action. Come, no? Eh, no. Perché la class action è stata rinviata. La class action, allo stato attuale, non si può ancora fare. La class action l'hanno rinviata loro. Loro, quelli del liberismo. Quelli della privatizzazione dell'acqua. Per dire. Cambiando discorso: non sono morto, si vede? E questa mattina tra un lavoretto e l'altro pensavo che mi piacerebbe tanto di poter scrivere qualcosa su qualche giornaletto di provincia, o magari anche on-line su uno di quei siti pseudo-informativi che infestano la rete blaterando robaccia a vanvera dandosi ragione uno con l'altro. Poi ho pensato che probabilmente litigherei subito con tutti, inconvenienti della non-militanza. Così vado via per il fine settimana. Ci sentiamo magari lunedì, martedì è più probabile che lunedì ci ho da fare. Fate i bravi, mi raccomando. Non vi picchiate. E se doveste sentire la mia mancanza, date un ascolto agli amici Hives che ci hanno sempre il loro porco perché. Come le tette, certe volte più delle tette. Poi sono scemi.
impresso da: benzinagricola alle ore 14:00 | Link | commenti (10) | il popup dei vostri commenti (10)
categorie:politica, attualitĂ , roba da matti
giovedì, 19 novembre 2009
impresso da: benzinagricola alle ore 20:00 | Link | commenti (10) | il popup dei vostri commenti (10)
categorie:comunicazione di servizio, sproloqui, di me medesimo